Giangiacomo Guelfi, una cooperativa di baritoni!

  • Giangiacomo Guelfi: Nemico della Patria?… Un dì m’era mi gioia, recitativo y aria del Tercer Acto de Andrea Chénier, Giordano
  • (Gracias, Mefisto)

    Giangiacomo Guelfi Giangiacomo Guelfi (Enzo en Attila).

  • Giangiacomo Guelfi, una cooperativa di baritoni!
  • Por Andrea Fasoli
  • «La sua voce era enorme, pastosa, generosissima. Se c’è una parola che Guelfi non conosce applicata al canto è “risparmio”.  Io l’ho sentito in varie incisioni, dal vivo mai purtroppo (tranne una volta in cui a casa sua mi fece sentire “due suoni”. Ed erano impressionanti), e non era affatto un cantante monotono.

    Anzi, aveva una certa varietà espressiva, che il solo ascolto evidentemente non permette di cogliere (le incisioni dell’epoca sono spesso avare di armonici). I suoi ruoli principe furono Nabucco, Scarpia, Jack Rance, Amonasro. Un ruolo fondamentale, per la sua carriera ma anche per il ritorno al successo della stessa Opera, fu Ezio nell’Attila verdiano; assieme a Boris Christoff e Gastone Limarilli lasciò di quest’Opera una grande testimonianza.

    [Guelfi: Pietà, rispetto, amore,  aria del Cuarto Acto, Escena V, de Macbeth, VerdiLa Fenice, 1968]

    E poi, Barnaba della Gioconda, Macbeth, Francesco Foscari ne I due Foscari, il Conte di Luna del Trovatore in cui alla Scala assieme a Carlo Bergonzi ottenne un successo strepitoso, I Vespri Siciliani, La Forza del Destino, senza dimenticare Alfio nella Cavalleria rusticana, Carlo Gerard nell’Andrea Chénier, e poi ancora Rossini con Guglielmo Tell, Donizetti con Lucia di Lammermoor, l’Africana di Meyerbeer fino a Spontini con Agnese di Hohenstaufen.

    Giangiacomo Guelfi

    Tutte opere in cui la potentissima voce di Guelfi lasciava un segno indelebile e scatenava anche i melomani più accaniti in applausi furibondi e grida da stadio. (…)

    La pasta vocale, il timbro, la generosità, il non risparmiarsi mai, hanno fatto si che questo grande cantante con il cuore ancora più grande, avesse una carriera di primo piano che andò dagli anni cinquanta, con il suo debutto a Spoleto come Rigoletto, fino a metà degli anni settanta, macinando recite su recite, successi su successi, applausi su applausi.

    E dopo il suo ritiro, avvenuto anche a causa di un cuore tanto ballerino quanto generoso, si dedicò a fare da giuria in molti concorsi, non limitandosi ad essere un “mito vivente” della Lirica, ma prodigandosi in consigli, molto spesso affettuosi, ai giovani cantanti che gli si approssimavano durante le pause delle audizioni, discutendo anche animatamente con quei “critici” che secondo lui non capivano un accidente per non aver mai nemmeno cantato una singola nota. “Tutti teorici”, mi diceva …

    Questo breve articolo voglio dedicarglielo con immensa gratitudine. Sono stato tentato varie volte, anche in anni passati, di proporgli un’intervista, e malgrado l’intercessione di alcune persone non me la sento di disturbare questo Grande Vecchio della lirica a casa sua, nel suo riposo meritato. Io penso che posso fargli arrivare il mio affetto e la mia gratitudine anche scrivendo di lui, e delle bellissime sensazioni che mi ha regalato, dei consigli preziosi che mi ha elargito con grande sincerità.

    Poi magari un giorno andrò a trovarlo, o forse si riuscirà ad organizzare qualcosa che ricordi questo autentico, grande, ultimo mito della corda baritonale, assieme a Pino Taddei, che ci rimane di un tempo molto prolifico di cantanti per l’Opera Lirica, con talenti distribuiti dalla natura con una generosità incredibile. Non basterebbero dieci pagine per elencare tutti i grandi cantanti di successo di quell’epoca, tra italiani e stranieri.

    Di cui il nostro Giangiacomo, a buon diritto, può dirsi di far parte. Mi piace ricordare, come conclusione a questo mio atto d’affetto, il sorriso sornione con il quale una volta a casa sua mi disse sottovoce (cosa impossibile per lui ), mentre si parlava dei baritoni di oggi, come lo aveva soprannominato un critico per la potenza della sua voce : ”Una cooperativa di baritoni!”; e lo disse ridacchiando soddisfatto».

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    2 Responses to “Giangiacomo Guelfi, una cooperativa di baritoni!”

    1. enrique paz escudero dice:

      ¡¡¡Interesantísimo lo que escribe nuestro amigo italiano!!! Me ratifico en lo que dije en otro correo reciente. A Guelfi no se le ha hecho justicia, porque fue un grandísimo barítono.

      Estos artistas, desgraciadamente, han dejado un hueco en la cuerda baritonal, que vemos que es muy difícil de llenar. Tiene gracia el amigo italiano: “era una cooperativa de barítonos”. No se puede definir mejor la gran voz de este cantante extraordinario.

      Voy a tener que revolver en mis grabaciones, y escucharlo de nuevo en el Nabucco, en la Attila, y en el Jack Rance de la Fanciulla, que era como patrimonio suyo.

    2. enrique paz escudero dice:

      Continuando en este apartado de grandes barítonos, como decían cuándo era pequeño, en el circo, ….. ¡¡¡ tengo el gusto de presentaros, … al Gran BRUSON ¡¡¡.
      Maravilloso cantante, un poco límitado en los extremos, pero escuchándolo cantar ¡¡¡¡ que más dá ¡¡¡. Nobleza, técnica, legatto, expresión, belleza vocal …… un auténtico fuera de serie. Gran amigo de Alfredo Kraus, con quien compartió noches de gran éxito para ambos.
      Estas voces serán, como la de Guelfi y muchas más, las que quedarán para que las futuras generaciones, disfruten escuchando y aprendiendo de cantantes legendarios.

      http://www.youtube.com/watch?v=og4c8xwWqcg&feature=related

      Saludos, queridos amigos.

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